Pros
Nessuno. A meno che non consideriate i loro fantastici benefit che vi saranno utili per pagare i medici
Cons
Leggere la vostra descrizione aziendale è un esercizio di cinismo. Parlate di cura, di ascolto, di fiducia, di sostenibilità. Di attenzione verso le cherries. Ma sapete benissimo che le parole che usate non corrispondono alla realtà. E se non lo sapete, allora siete pericolosamente ciechi. Io ero una di quelle cherries. Una che ci ha creduto. Che è entrata con rispetto, con entusiasmo, con voglia di costruire. Quello che ho trovato è stato un sistema tossico, umiliante, pieno di giochi di potere, gestito da persone inadeguate e arroganti. Un ambiente in cui il talento viene ignorato, il pensiero critico punito, e il valore personale calpestato. Dove si sale solo se si è disposti a perdere ogni dignità, e si viene lasciate indietro se si ha la schiena dritta. Il vostro “attento ascolto” è una farsa. È una segreteria muta che registra, archivia e dimentica. I vostri “percorsi di crescita” sono vicoli ciechi. I vostri “benefit” sono cerotti colorati su ferite che continuate a ignorare. E il vostro onboarding è una vetrina: dietro, c’è solo frustrazione, pressione, e un gelo costante nelle relazioni interne. E vogliamo parlare delle Risorse Umane? Le peggiori. Pavide, conniventi, complici. Invece di tutelare, proteggono solo i responsabili peggiori. Ti illudono di ascoltarti e poi ti lasciano marcire. Nessuna difesa. Nessun coraggio. Solo insabbiamento, controllo e facce finte che sorridono mentre ti lasci lentamente spegnere. Parlate di sostenibilità, ma lasciate le persone consumarsi fino all’osso. Parlate di valori, ma siete pronti a sacrificare chiunque per salvare le apparenze. Parlate di inclusione, ma emarginate tutto ciò che non vi è utile. Fate schifo. E peggio ancora: fate finta di essere il contrario. Spero che queste parole vi pesino. Spero che almeno una notte vi tengano svegli. Perché mentre continuate a vendere il sogno, dentro questa azienda c’è gente che piange, che si ammala, che perde la fiducia in sé stessa per colpa vostra. Voi che scrivete quei bei testi pubblicitari, che vi sedete sorridenti nei panel, che firmate policy su “people first” — guardatevi allo specchio. E vergognatevi.