Dopo aver risposto ad un annuncio per una posizione in REMOTO, ricevo una telefonata da un rappresentante di Avanade. In circa mezz’ora discutiamo la mia carriera, le mie skill tecniche e soft, la posizione per cui mi sono candidato e la RAL offerta/desiderata. Dopo pochi giorni ricevo una email con un invito per un ulteriore colloquio. Mi offrono 2 slot orari, ma dopo avere risposto a stretto giro, mi informano che l'opzione da me scelta non è più disponibile. A questo punto i campanelli di allarme iniziano a suonare, ma decido di continuare con l'iter. Mi trovo quindi a parlare con un cosiddetto account manager che con aria petulante e borderline aggressiva mi ripete pressapoco le stesse domande della call precedente e mi informa che per legge (quale?) a tutti i dipendenti Avanade viene richiesto di presenziare una ventina di giorni all’anno, ma che l’esigenza varia a seconda del cliente e che Avanade non può fornire alcuna garanzia. Il solo fatto che la posizione venga pubblicizzata come in remote quando in realtà è in presenza fa perdere all’azienda ogni credibilità. Che poi vengano usate tattiche subdole e manipolative per fare sentire in colpa il candidato che, per effettive esigenze logistiche, preferisce lavorare in remoto è una delle cose più cringe che abbia visto nella mia carriera.
In breve, per essermi candidato in buona fede per una posizione in remoto, mi sono trovato a buttare al vento 2 ore preziose e farmi dare del lavativo. Al netto del tempo perso, il positivo è stata la conferma che i campanelli d'allarme funzionano e vanno ascoltati e un'azienda da aggiungere alla lista di quelle da evitare.